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Walter Lazzaro. Pittura come vita

Invito alla solitudine (1987)
a cura del Prof. Carlo Franza


Walter Lazzaro è uno di quei pittori che, superati i primi entusiasmi e sbandamenti, sono già, fin dall'inizio, se stessi.
Nei vari momenti del suo itinerario artistico, dall'accesa sensitività romana degli anni Trenta sino al periodo bellico ed oltre ancora, fino al ciclo del "silenzio" che parte dai primi anni cinquanta, tutto scava nell'area della proposta del Bontempelli che su "Novecento" teorizzava il suo realismo magico come tecnica dello stupore lucido che da Masaccio e Piero della Francesca, attraverso Mantegna, suggeriva questa linea di visionaria rarefazione magica degli oggetti, come modello di ciò che dovrebbe essere contro ciò che è.
Protagonista come pochi dell'arte vera del nostro secolo, Walter Lazzaro giunge finalmente al crocevia d'avvio per una ricoperta esemplare del risultato di innegabile perfezione compositiva, per il suo pervicace classicismo, per il dramma romantico sotteso allo " Sturm und Drang ".
Alle limpide travature formali, vanno esibite anche le cromie che nei cieli e nelle acque hanno sempre mantenuto negli anni una grana nitida, una liquescente marcatura, una concentrazione temporale, una metastoria di ombre e di luci che, distese un una più calma riflessione, portano anima e cose a franare in un estremo delirio.

La conformazione figurativa del paesaggio romano è affogata, a volte in una allucinazione infernale tra motivi aranciati e color terra, a volte in smaltature livide e tetramente fauve, cromature illustri dell' imagery novecentesca.
La Roma di Lazzaro non è mai intimistica, ma scavo geologico per recuperare gli attimi traumatici, la persistente tensione metafisica.
Negli anni Cinquanta appare il simbolo, l'elemento rarefatto, occasione interiore, in un mare di acque e silenzi, di terra e di cielo. L'invito al sogno è proposto dall'immagine, alle folate tessute di tenui colori, di bianco e d'azzurro, perdutamente fusi nella natura, nella sua purezza e nella sua nudità. I caratteri della natura sfumano, attenuano, correggono le cose, le atmosfere attutite, l'assenza di colori contrastanti offre la singolare capacità di percezione propria dei momenti trasparenti nei quali le voci della vita si svelano, o meglio si fondono con l'uomo, fino a confondersi nel pulsare stesso del suo ritmo vitale.
Le ore privilegiate del giorno, il crepuscolo ed il mezzodì con le sue ombre, riverniciano il mondo scenario di Lazzaro, fatto di piccole cose amate sino allo spasimo.



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