Della vita di San Rocco De La Croix, popolare guaritore di appestati vissuto nel Milletrecento, si hanno poche notizie precise e i pochi dati concreti si mescolano a episodi leggendari e avvolti nel mistero.
Nato a Montpellier e rimasto presto orfano, Rocco distribuisce tutti i suoi averi ai poveri e parte in pellegrinaggio diretto a Roma. Giunto ad Acquapendente, vicino Viterbo, si ferma ad assistere i malati di peste in un ospedale, dimostrando eccezionali capacità taumaturgiche. Si reca in varie altre città per svolgervi lo stesso servizio curativo e poi raggiunge Roma dove incontra il Papa. Sulla via del ritorno, si ammala di peste e si ritira in campagna nelle vicinanze di Piacenza.
Una volta guarito, riparte ma a Voghera viene arrestato come spia e rinchiuso in prigione. Qui vi rimane sino alla morte, avvenuta cinque anni più tardi.
A partire dalla prima metà del XV Secolo il culto di San Rocco da Montpellier si diffonte in tutta Europa e sorgono in suo onore numerose confraternite, ospedali e chiese: è la speranza di protezione contro morbi ritenuti invincibile a indurre la gente a rivolgersi al Santo che seppe sconfiggere la peste.
L'interesse degli artisti del XV secolo per San Rocco, è testimoniato dalle numerose opere d'arte presenti nelle città di tutta Europa. Pittori e scultori hanno raffigurato il Santo, generalmente, di aspetto giovane. Nella folla dei beati, San Rocco spicca per gli attributi inconfondibili che connotano la sua vita di apostolato tra i malati: il cane, il bastone, l'angelo, la zucca, la conchiglia e meno frequentemente, la Corona del Rosario.
Il cane fu per il Taumaturgo il segno tangibile della Provvidenza Divina che lo soccorreva nelle condizioni di bisogno estremo. Il bastone richiama le marce lunghissime del pellegrino, con cui esercitò la carità in maniera insigne ed eroica, lenendo piaghe fisiche e morali, asciugando lacrime e consolando il dolore degli uomini. L'Angelo Celeste è l'anello che congiunge l'esperienza terrena del Santo alla presenza Divina che infonde coraggio, specie nei momenti di sofferenza solitarie e di umana ingratitudine